L'OSTINAZIONE CHE NON TROVA RISCONTRO NEI FATTI E NEGLI STUDI DEGLI ESPERTI INTERNAZIONALI. Lo studio del Premio Nobel Michael Levitt smentirebbe l'efficacia e l'utilità delle misure adottate dall'Italia per contenere la diffusione del virus

Un recente studio dell'Università di Stanford coordinato dal premio Nobel per la Chimica e docente di Biologia Computazionale Michael Levitt si è occupato di analizzare i dati relativi al tasso di incidenza della mortalità per tutte le cause da inizio 2020 a oggi confrontandolo poi con il trend degli anni precedenti.
i dati così acquisiti sono stati poi suddivisi in base all'età formando due grandi gruppi: i soggetti di età superiore ai 65 anni e quelli di età inferiore a 65 anni.
Lo studio dimostra un aumento della mortalità nella primavera dell'anno 2020 e nei mesi di novembre 2020 e gennaio 2021 ma solo con riferimento agli over 65 e la percentuale è di circa il 12%.
Se le cose stanno così diventa veramente difficile accettare e comprendere le scelte sottese alle misure adottate da marzo del 2020 ad oggi che hanno privato dei fondamentali diritti costituzionali tutti quegli italiani che, pur essendosi contagiati, non hanno neppure avuto necessità degli ospedali.
Inoltre, se questa tendenza venisse confermata nel tempo, così come è lecito attendersi data la consistente  base statistica e temporale cui si riferisce l'analisi, oltre a domandarci a che cosa servono le misure di contenimento adottate ( tra l'altro anche dall'ultimo DL), viene da domandarsi perché il vaccino sia così sponsorizzata tanto di divenire il perno di una campagna vaccinale obbligatoria mascherata da green pass.
In altre parole, se l'incidenza dei ricoverati è così bassa sulla popolazione sotto i 65 anni perchè si tenta di vaccinarli a tutti i costi quando in realtà appare del tutto evidente che gli unici ad aver bisogno urgente di vaccini, ma ancor prima delle cure, sono gli appartenenti alla categoria degli "over 65"?
Ultima considerazione: come si può raggiungere l'immunità di gregge attraverso i vaccini se non si conosce la durata della copertura?  
Inoltre, non si hanno garanzie sulla non trasmissibilità del virus da parte dei vaccinati ma soprattutto non si ha certezza dell'immunizzazione dal virus da parte del soggetto vaccinato.
L'insieme di tutte queste considerazioni che, ad oggi, non temono smentita , se rapportate ai rischi immediati che discendono dalla inoculazione del farmaco sperimentale e alla mancanza di certezze di ricadute a medio termine, fanno sorgere fortissimi dubbi sulle priorità assegnate alle categorie di soggetti da vaccinare e soprattutto sull'utilità di esporre indistintamente tutti gli italiani ai rischi immediati e futuribili connessi alla somministrazione del farmaco.

Ufficio stampa Tutela Costituzionale
26 aprile 2021